Romano Malaspina, doppiatore di John Nettles, noto per essere l’ispettore Barnaby che in questi giorni a Padova per stage sul “Mercante di Venezia” di Silvia Petitta.

                E’ stato avvistato l’ ispettore Barnaby  a Padova: in effetti  l’ attore John Nettles che lo interpreta sta tenendo delle lezioni sul  testo di William Shakespeare ‘il mercante di Venezia’. Ma andiamo con ordine e mettiamo insieme gli indizi… L’ispettore Barnaby ( titolo originale Midsomer murders) è la fortunata serie investigativa che vede il nostro attore  nel  ruolo principale Tom Barnaby dalla prima alla tredicesima stagione. John Nettles è un attore britannico nato nel  1943. E’ stato ufficiale dell ordine dell’impero Britannico dal 2010. La sua carriera si sviluppa prevalentemente sui palcoscenici teatrali, nello specifico the Royal Court theatre negli anni ’80, e per il pubblico anche italiano, lo si ricorda fra gli interpreti de ‘ Le avventure di Black Beauty’. (nota serie televisiva britannica del 1972 con protagonista un magnifico stallone di cavallo nero, messa in onda sulla Rai) . L’ associazione Shakespeare in Italy, nata da pochi mesi grazie ai suoi tre ‘patron’  Dame Judie Dench, sir Ian Mckellen e Mr. Ralph Fiennes, apre ad una ricca collaborazione ed interazione fra i teatri inglesi e quelli italiani per scoprire i luoghi, qui in Italia, dove spesso le opere di William Shakespeare sono ambientate. Non manca la promozione con  iniziative, per esempio  gli stage estivi citati sopra con insegnanti di grande rilievo, come in questo caso, l’amato ispettore Barnaby, e sua moglie, nella serie tv, Jane Wymark, ovvero Joyce Barnaby. Nuovo indizio : il doppiatore, Romano Malasapina.  E’ certo  che  si conoscano  e si siano già incontrati. L’indagine quindi si colora  di elementi sempre più intriganti. Quindi è vero che molto...

Poldark: voci di sceneggiati che tornano. A.R. Ellis e Luciano De Ambrosis di Silvia Petitta e Tiziana Voarino

Negli anni 70, la televisione aveva ancora un ruolo aggregativo.  Poldark, a quell’epoca si chiamavano sceneggiati le serie come quella, tratto dai romanzi di Winston Graham si conquistò un’ampia fetta di pubblico, immobilizzando davanti al piccolo schermo soprattutto fanciulle e signore. Il giovane, affascinante Ross Poldark  protagonista con le sue gesta ribelli  tra le praterie a picco sul mare e le bianche scogliere della Cornovaglia faceva battere il cuore alle telespettatrici, non solo per il fascino  del britannico Anthony Robin Ellis, ma anche per la  voce corposa e incisiva di un big del doppiaggio, Luciano De Ambrosis. La saga di Poldark prodotta dalla Bbc fu realizzata e trasmessa nel Regno Unito tra il 1975 e 1977, divenne poi un cult in Italia prima sulla Rai e negli anni ‘8o replicata su Mediaset. Lo scrittore Winston Graham produsse ben dodici volumi della saga da cui poi furono prodotte le puntate, ebbe il merito di essere l’autore anche di Marni , da cui Hitchcock trasse il suo omonimo thriller con Sean Connery. Il doppiatore  di Poldark Luciano de Ambrosis è un attore, doppiatore e direttore di doppiaggio di una certa caratura. Esordì  all’ età di cinque anni, nel film di Vittorio De Sica I bambini ci guardano,  ha dato la voce italiana a  attori amati quali James Caan, Burt Reynolds, Cristopher Lee in Hugo Cabret’ di Scorsese, Jonh Voight, che per altro è anche padre di Angelina Jolie, Michael Gambon in Gosford Park’,  Sean Connery ne Il primo Cavaliere, John Cleese (Monthy Pyton) ne ultimatum alla Terra.  Ed è ricordato anche per essere il doppiatore di Poldark, ufficiale dell’esercito britannico Ross Poldark, principale protagonista con la...

A tu per tu con Alessio Puccio, la voce italiana di Harry Potter/Daniel Radcliffe di Silvia Petitta e Tiziana Voarino

  A tu per tu con Alessio Puccio, la voce di Harry Potter/Daniel Radcliffe. Per celebrare la prossima uscita cinematografica, a novembre, dell’ultimo spin-off dalla penna di J.K.Rowlins ‘Harry Potter, gli animali fantastici’  di Alessio Puccio intervistiamo, noto al grande pubblico per essere la voce italiana  di HARRY POTTER il maghetto di Hogwarts. Harry Potter  è ambientato nella scuola di Magia, sotto la supervisione di Abus Silente, dove Harry viene a contatto con due amici Ron, interpretato dall’attore Rupert Grint, ed Hermione , interpretata dall’attrice Emma Watson,  che lo accompagneranno nelle amate avventure che lo hanno reso così popolare in tutto il mondo. I film della saga di Harry Potter sono : Harry Potter e la pietra filosofale del 2001, Harry Potter e la camera dei segreti del 2002, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban del 2004, Harry Potter e il calice di fuoco del 2005, Harry Potter e l’ordine della fenice del 2007, Harry Potter e il principe mezzosangue  del 2009,  Harry Potter e i doni della morte – parte 1 e 2 del 2010/2011. Alessio, come ti sei  approcciato al personaggio di Harry Potter , modulando la voce da Harry bambino e, successivamente, da adolescente? Devo premettere che il nostro lavoro è particolare, in quanto spesso si comincia da piccoli ,dai 5-6 anni. La prima volta che ho doppiato Harry Potter  avevo 14 anni e lui 12. Siamo cresciuti insieme ,abbiamo trascorso dieci anni della nostra vita ,passando dall’adolescenza alla maturità. Un’ esperienza unica e irripetibile. Come si imposta un lavoro di doppiaggio sapendo che il film  avrà un seguito, una crescita, una continuità di percorso? Inizialmente...

Esistiamo, siamo le assistenti di doppiaggio di Francesca Rizzitiello e Ilaria Tornesi per AIPAD

  “Tu che lavoro fai?”, “L’assistente al doppiaggio”, “Ah, e chi doppi?”. Prima o poi questa domanda è’ stata rivolta a tutti noi, e quando cerchiamo di spiegare il nostro lavoro nel modo più semplice possibile l’interlocutore rimane, in genere, interdetto. Perché il nostro lavoro è uno di quelli di cui spesso si ignora l’esistenza, ma rispettare il sincrono labiale e’ tra i fattori necessari per ottenere una “copia conforme”, in altre parole, un doppiaggio riuscito. Se il direttore di doppiaggio è il direttore d’orchestra, noi allora siamo il metronomo, scandiamo il ritmo e il tempo della sala di doppiaggio. Durante la fase di preparazione, l’assistente taglia il copione in anelli, delle piccole “porzioni” di testo della durata di circa trenta  secondi e numerate in progressione. Il termine “anello” oggi è  pura convenzione, perché il materiale video e’ in formato digitale, ma fino a qualche anno fa l’assistente tagliava veramente la pellicola, che veniva unito a formare un anello e poi proiettato in sala. Questa divisione del testo permette all’assistente di organizzare i turni di doppiaggio, mettendo insieme gli anelli in cui due o più personaggi interagiscono nei vari punti del filmato. In sala, invece, l’assistente è seduta vicino la doppiatore e si occupa di controllare il corretto sincronismo ritmico-labiale e, in caso di necessità, dà  indicazioni al doppiatore per aiutare ad avere una corrispondenza labiale più vicina possibile a quella dell’attore in scena. L’assistente lavora a stretto contatto con il direttore, con in quale forma una vera e propria squadra, pur occupandosi di aspetti diversi del lavoro. E abbiamo anche un’associazione che ci rappresenta l’ AIPAD....

Di Me(gli)o non potevamo avere. Premio alla carriera Festival del Doppiaggio 2006 di Silvia Petitta e Tiziana Voarino

Di Me(gli)o non potevamo avere, il premio alla carriera durante il Festival   del   Doppiaggio 2006 . E’ iniziato il conto alla rovescia per la diciassettesima edizione del Festival Nazionale del Doppiaggio Voci nell’Ombra. Ci sembra opportuno dare spazio alle Targhe alla Carriera consegnate dal nostro Festival, che fino al 2011 hanno avuto come denominazione Targa Gualtiero De Angelis, in nome del grande doppiatore.  Ora la Targa alla Carriera ha preso il nome di Targa Claudio G. Fava per ricordare lo storico direttore artistico del nostro Festival. In totale sono quattordici riconoscimenti assegnati: gli omaggi ad Elio Pandolfi, Gianni Musy e Miranda Bonansea li potete già trovare qui nel nostro blog. Insignita del premio dieci anni fa, nel 206, in qualità di direttrice del doppiaggio, attrice e doppiatrice Maria Pia Di Meo è assolutamente da celebrare e da ricordare. Classe 1939,  figlia d’arte di Giotto Tempestini e Anna di Meo, fin da bambina si avvicinò al mondo del doppiaggio, grazie al lavoro dei suoi genitori. Voce italiana di innumerevoli e amate attrici fra le quali Meryl Streep, Barbra Streisand, Audrey Hepburn, Julie Andrews, Joanne Woodward, Julie Christie,  Ursula Andress, Sandra Dee,  Shirley McLaine,  Susan Sarandon,  Sally Field, Jane Fonda, Faye  Dunaway,  Vanessa Redgrave,  Mia Farrow,   Romy Schneider,  Catherine Deneuve,   Cher,  Tippi Hedren. Divenne nota grazie alla tivù per il ruolo della dottoressa  Micaela Quinn,  interpretata dalla attrice britannica Jane Seymour,  ne ‘La signora del west’  andato in onda per sei stagioni per un totale di centocinquanta  episodi. Nel cinema di animazione Disney la ritroviamo nel ruolo della Principessa Aurora ne ‘La bella addormentata nel bosco’, di Anita Radcliff ne ‘La carica dei 101’ e nel ruolo di Mary Poppins, interpretata dalla attrice britannica Julie Andrews, sostituita...

Doppiaggio & Doppiaggi di Tiziana Voarino

Una colonna internazionale, costituita da musica ed effetti della copia originale  del film, a cui è aggiunta, meglio dire mixata, la colonna o le colonne dialoghi con le voci italiane degli attori stranieri: questo è il doppiaggio. Difficile da definire. Necessità, arte, mestiere, sicuramente un percorso complesso e sfaccettato che si deve confrontare con gli ostacoli della trasposizione, destinato fin dai suoi esordi ad incappare in impedimenti, manipolazioni e polemiche, periodi di splendore e momenti bui. Più o meno amato, più o meno odiato, per molto tempo dimenticato, relegato nella memoria di pochi appassionati e nel paziente  lavoro dei vari professionisti artigiani chiusi nelle oscure ed ermetiche sale d’incisione. Ed ora… PEZZI DI STORIA Una serata al cinema in una città d’Italia alla fine degli anni venti del Novecento. Sullo schermo scorre un film in bianco e nero, muto, proiettato con l’accompagnamento di un’orchestrina. Bastava un pianoforte per lo spettacolo del pomeriggio, ma il commento musicale non doveva mancare, era fondamentale nel periodo pre-sonoro. E fu l’inizio di tutto. Poi furono creati i macchinari capaci di riprodurre alcuni rumori come il rombo degli aeroplani, le raffiche di mitragliatrice. Questi apparecchi cominciarono a essere presenti nelle sale cinematografiche. La Grande Parata fu il primo esempio di amalgama di immagini e rumori. Fu, in seguito la volta delle canzoni composte ad hoc, interpretate al cantante, dal vivo, sotto il grande schermo. Il passaggio al sonoro era imminente. Il primo film sonoro, Il cantante di Jazz, fu presentato a Roma il 19 aprile 1929, ad un anno e mezzo di distanza della prima mondiale di New York. Nel frattempo in Italia si...

Traduttore, adattatore e dialoghista. Un ricordo di Mario Paolinelli. di Silvia Petitta e Tiziana Voarino

Il mese di settembre si apre con la mesta notizia della scomparsa di Mario Paolinelli,  sessantaduenne,  vincitore della targa alla carriera di adattatore dialoghista  nella passata edizione de Il Festival Nazionale del Doppiaggio  Voci nell’Ombra:  lo ricordiamo sul prestigioso palcoscenico del Teatro Chiabrera con la moglie Eleonora Di Fortunato, anche lei adattatrice e dialoghista, in un momento di ribalta per la preziosa professione da artisti della trasposizione multimediale che spesso non è così conosciuta e che non deve assolutamente passare per scontata. Nella stessa edizione ricevette l’ambito premio anche Rosalba Oletta. Mario si laureò in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo presso l’Università di Bologna e svolse dal 1979 la professione di traduttore-adattatore dei dialoghi di opere cinematografiche e televisive di origine straniera. Nel suo ruolo di Vice Presidente della Commissione della Sezione OLAF di SIAE, ha svolto fino all’ultimo un accorato ed instancabile lavoro in difesa del diritto d’autore (ndr. Opere Letterarie e Arti Figurative – la sezione OLAF svolge servizi di deposito di inediti e di registrazione software); membro della Commissione centrale cinema del MiBAC, membro del gruppo ESIST (European association for studies in screen translation) e componente del Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore, Paolinelli ha pubblicato numerosi interessanti testi relativi alle sue materie. Per approfondire l’argomento consigliamo la lettura del fortunato libro edito da Hoepli e titolato ‘tradurre per il doppiaggio’ – la trasposizione linguistica nell’audiovisivo: teoria e pratica di un’arte imperfetta, scritto insieme alla moglie  Eleonora Di Fortunato. Il suo miglior consiglio, vivo, diretto e concreto, rivolto ai giovani che volevano e vogliono approcciarsi a questa professione era quello di avere un grado...

La scomparsa di Paolinelli, un autore in difesa degli autori. di Linda Brunetta Caprini e di Toni Biocca:

LA SCOMPARSA DI PAOLINELLI, UN AUTORE IN DIFESA DEGLI AUTORI: un ricordo di Mario Paolinelli del Presidente della Commissione DOR di SIAE Linda Brunetta Caprini e del Presidente della Commissione Cinema di SIAE Toni Biocca. Ieri il nostro carissimo amico e collega Mario Paolinelli ci ha lasciati. Gli autori e gli editori non dimenticheranno il suo appassionato e incessante lavoro in difesa del diritto d’autore, la sua coerenza, la sua onestà intellettuale, la sua generosità, il suo coraggio. Autore, docente, traduttore, dialoghista, nonostante la malattia, affrontata con esemplare dignità, ha continuato a seguire i suoi impegni per rappresentarci con grande competenza nelle sedi istituzionali, come componente dell’assemblea Siae, vicepresidente della Commissione Olaf, della Fnsa e motore perenne dell’Aidac.  Siamo vicini nel dolore con grande affetto a tutta la sua famiglia. GRAZIE...

Centomila, nessuna, una e unica, indimenticabile Anna Marchesini. di Silvia Petitta e Tiziana Voarino

Centomila, nessuna, una e unica, indimenticabile Anna Marchesini.  Si unirono, Anna Marchesini, Tullio Solenghi e Massimo Lopez. E Trio fu.  Anna Marchesini nacque ad Orvieto nel 1953.  Attrice, comica, imitatrice, doppiatrice e scrittrice, nonché,  “portavoce” dell’ “Artrite Reumatoide”,  malattia che, l’ha vista protagonista con una  lotta senza tregua, con forza e dignità. Forse, la sua grande ironia le avrebbe fatto intitolare un suo spettacolo, proprio così.  La ricordiamo tutti caramente per i suoi innumerevoli ruoli, per le risate ed il buon umore che ci ha strappato: resteranno indelebili nella nostra memoria collettiva. Tra i  suoi memorabili doppiaggi: il mago di OZ,  lei nel ruolo di Judy Garland, nella seconda edizione restaurata;  Bia, la sfida della magia ‘, la serie tivù di cartoni animati, del 1981, nel ruolo di Takeshi; Happy Day, il telefilm, nel ruolo di Jenny Piccalo dal 1981; Le nuove avventure di Lupin III , il celebre manga giapponese , nell’ episodio ‘Folle amore a Versailles’, nel ruolo di Lady Oscar;  Jenny e Chachi, il telefilm del 1982, spin off di Happy Days,  nel ruolo di Joanie Cunningham, interpretata da Erin Moran; ‘La casa nella prateria’ , episodi dal 1983 nel ruolo di Eliza Jane Wilder; e ancora interpretazioni in ‘Star Trek’   nel ruolo di Uhura e nelle  Follie dell’imperatore, il prodotto di animazione della Disney uscito nel  2000, nel ruolo di Yzma.  La sua casa di produzione, la Marisa srl, apparteneva a lei e alla sorella;  spesso fu  utilizzata negli spettacoli del Trio  e ha continuato ad occuparsi  degli spettacoli più recenti di Anna. Dal 2007  la Marchesini insegnò all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dove per altro si era  diplomata  nel 1979. Un aneddoto...

Novanta candeline per Elio Pandolfi. Verve, doppiaggio, sodalizio artistico con la Steni. di Silvia Petitta

  Ha compiuto novant’anni. Elio Pandolfi ne ha fatta di strada ed è arrivato in alto con le sue doti attoriali, la sua verve, il piglio da mattatore e la sua voce versatile. Quasi impossibile ripercorrerla dettagliatamente per intero, ma di certo merita essere ricordato come doppiatore talentuoso: fra le sue molte interpretazioni, è la voce di Groucho Marx           l’ attore, comico e scrittore statunitense e di Spencer Tracy, altra star americana in alcuni ri-doppiaggi degli anni Ottanta. Diede la voce italiana anche  vari personaggi in 8 e ½ del regista  Federico Fellini, e dell’  Joel Grey attore, fotografo e cantante, del ’32, che  vinse il premio Oscar come miglior attore non protagonista nel 1973  per l’interpretazione del musical Cabaret di Bob Fosse. E ancora, è  voce  dell’attore francese Jacques Dufilho  in tutti i film della serie sul ‘Colonnello Buttiglione’; ha doppiato l’ attore , ballerino, cantante hollywoodiano Donald O’Connor  in ‘Cantando sotto la pioggia’ di Stanley Donen. Fu lui a doppiare  Stanlio della coppia Laurel & Hardy, assieme a Pino Locchi / Ollio, in alcuni film ri-doppiati tra i quali ‘Allegri eroi’ (Bonnie Scotland, il titolo originale,1957, di J.W.Horne) e ‘La bomba comica’ (1958 di Mack Sennett).   Fu pure la voce di  due personaggi della Disney: Paperino, nei cartoni degli anni ‘60 e ‘70 come seconda voce, alternadosi ad Oreste Lionello, e Le tont ne ‘La bella e la bestia’ (presente nella colonna sonora in duetto con Carlo Lepore,cantante lirico,classe 1964). Negli stessi anni, Elio doppiò anche Daffy Duck,come la seconda voce nei cortometraggi dei ‘Looney Tunes’ e ‘Merrie Melodies’. Fu il...

“Le voci del cinema. Doppiatori e curiosità” di Andrea Lattanzio di Silvia Petitta

“Le voci del cinema. Doppiatori e curiosità”, il nuovo libro di A.Lattanzio  sarà presentato il 2 agosto 2016 alle ore 21.30, presso la Libreria Rio Bo di Silvi Marina (TERAMO), insieme alla videoproiezione d’interviste di  alcuni doppiatori, e con l’occasione sarà’ pubblicizzata la prossima edizione, numero XVII, de Il Festival Nazionale del Doppiaggio  Voci nell’ombra, confermata a Savona la diciassettesiama edizione, i prossimi 27,28 e 29 ottobre, con la Serata d’Onore al Teatro Chiabrera, il giorno 28. Dello stesso autore, ricordiamo i precedenti titoli già usciti: “il dialogo nel doppiaggio. Doppiatori e adattatori-dialoghisti”; ” L’arte del doppiaggio. Doppiatori e direttori del doppiaggio”;”il chi è del doppiaggio. Le voci del cinema di ieri e di oggi”. Il libro “Voci del cinema. Doppiatori e curiosità” è una nuova edizione, corretta ed aggiornata del primo’ Il chi è del doppiaggio’ con altri doppiatori non inseriti nei lavori precedenti. A questo si aggiungono le curiosità: – Cantanti lirici e non che hanno doppiato; – Doppiatori italo-americani; – Doppiatori, alcuni impensabili, che hanno dato voce ad attori italiani; – Assistenti, fonici e rumoristi; – Stabilimenti di doppiaggio dagli inizi del ’30 ad oggi; – Doppiatori premiati nei vari Festival del doppiaggio, incluso Il Festival Nazionale del Doppiaggio Voci nell’ Ombra, inserito nel capitolo dedicato ai premi Andrea Lattanzio è studioso e ricercatore di doppiaggio cinematografico e televisivo. Un appuntamento, il suo, imperdibile, ghiotto per palati ed orecchie...

Omaggio a Giorgio Albertazzi. La voce ruggente e graffiante di un Leone. di Silvia Petitta

Omaggio a Giorgio Albertazzi, con la voce ruggente e graffiante di un Leone. E in effetti, nacque  sotto il segno del leone, a Fiesole, nel 1923.  “Re Giorgio” se n’è andato e ci ha lasciato da ricordare un immenso patrimonio culturale, teatrale, e non. Il suo contributo al doppiaggio,   seppur elemento marginale nella sua notevole carriera, si identifica nel film ‘Dogville’ di Lars Von Trier. Nel doppiaggio italiano, la voce narrante è la sua, con un team di colleghi di tutto rispetto, quali , Lorenza Biella, Chiara Colizzi (Anello d’oro  2015 come miglior Voce Femminile  del Cinema al Festival Nazionale del Doppiaggio Voci nell’ Ombra 2015 per l’interpretazione di Julianne Moore in Still Alice), Paola Giannetti, Stella Musy e Rita Savagnone, Bruno Alessandro, Massimiliano Alto, Vittorio di Prima, Danilo de Girolamo, Adalberto Maria Merli, Massimiliano Manfredi, Nino Prester.  Nel 1943, Albertazzi  si arruolò nella Repubblica di Salò  e nel 1947, con l’amnistia Togliatti, fu liberato dalla sua prigionìa, potendo continuare i suoi studi di architettura e, dopo la laurea, intraprendere un percorso recitativo. Molti i suoi ruoli vestiti con Shakespeare, di cui quest’anno si celebrano i 450 anni dalla morte: ‘Troilo e Cressidra’ (1949, al suo debutto),’Re Lear’ (1961, fra i prodotti della tivu Rai), nel 1964, in occasione dei 400 anni della nascita del Bardo, recita al teatro Old Vic di Londra  ‘Amleto’, diretto da Franco Zeffirelli, con le interpreti femminili Anna Proclemer e Anna Maria Guarnieri. Tale spettacolo rimase in cartellone per due mesi, e Giorgio Albertazzi  venne premiato con una foto nella galleria dei grandi interpreti shakespeariani del Royal National Theatre, unico attore non di lingua inglese ‘; e ancora, dello scorso anno, il personaggio di Prospero ne‘la Tempesta’ e di Shylock ne ‘il Mercante di Venezia’. Altro episodio...

Quando la voce si tinge di giallo: Voci nell’ombra 1998, Miglior Voce Femminile per la sezione Televisione, Alina Moradei di Silvia Petitta

Quando la voce si tinge di giallo, Voci nell’ombra 1998, Miglior Voce Femminile per la sezione Televisione, ha ricevuto l’Anello d’Oro Alina Moradei: noi vogliamo ricordarla così. Fortunati ad averla incontrata e ad averla premiata. ‘AngelAlina’ si potrebbe chiamarla affettuosamente, per la sua voce ‘prestata’ a Dame Angela Lansbury, interprete della fortunata serie televisiva inglese The murder she wrote’, nota al pubblico italiano come la Signora in giallo, per una fusione dei loro nomi di battesimo. Anche per l’età, erano quasi coetanee. Alina ci ha lasciati da pochi giorni, a 88 anni, e Angela ha raggiunto il traguardo del suo novantesimo compleanno. La Moradei, nata a Chiavari nel ’28, si dedicò alla metà degli anni ’50 al doppiaggio, fu moglie dell’attore italiano Lucio Gherardelli, in arte Rama, celeberrimo nei suoi ruoli in Ritorna il tenente Sheridan (1963), Le inchieste del commissario Maigret (1964) – fondamentalmente sempre di giallistica si parla ed evidentemente il genere era già nel destino di Alina – per continuare con interpretazioni in La cittadella (1964), I fratelli Karamazov (1969) per citare alcune produzioni Rai fra le più evocative. Alina Moradei, doppiò anche in La bella e la bestia – il magico natale, visto che il personaggio di Mrs. Bric è proprio, nella versione Disney 1997 in originale, assegnato ad Angela Lansbury ( nelle parti vocali cantate viene doppiata da Maria Cristina Brancucci, Roma 1940, cantante italiana). Voglio qui riportare alla memoria il mio personale colloquio telefonico avuto con Claudio G. Fava (insieme a Bruno Astori, fondatore di Voci nell’Ombra ) nel lontano 2007. In quell’occasione, volevo evidenziare il ruolo del doppiaggio e i suoi strumenti...

Il doppiaggio e i suoi vizi di Claudio G. Fava

E’ praticamente impossibile riassumere in poche righe meriti e demeriti del doppiaggio italiano. Vale a dire di un meccanismo di adattamento e di funzionamento che in Italia  condiziona in modo definitivo, dall’avvento del sonoro ad oggi, il modo di conoscere, vedere, giudicare il cinema da parte di milioni di spettatori. I quali, solo adesso, attraverso alcune reti satellitari, cominciando ad imbattersi in maniera meno casuale e più sistematica  nella proiezione di film stranieri in copie sottotitolate, prima d’ora riservate alle visioni elitarie dei festival internazionali e nei locali specializzati (ma non è il caso di ridestare qui, insane querelle, l’antica polemica fra doppiaggio e sottotitolazione). Sarà sufficiente ricordare che il doppiaggio, ove venga praticato senza il dovuto rispetto della deontologia professionale (purtroppo accade), può portare a storture di ogni genere. Fra le minori la sistematica violazione del significato di alcune parole. Ad esempio, in molti western del tempo andato, la traduzione con la parola “Sceriffo” sia di “Sheriff” che di “Marshall”, probabilmente perché in questo secondo caso il letterale “Maresciallo” sembrava poco adatto a uno sfondo americano e comunque tale da far pensare ai carabinieri di casa nostra (la differenza sta nel fatto che quella di “Sceriffo” è una carica elettiva mentre il “Marshall” è in ogni caso un dipendente federale, per l’esattezza un “U.S. Marshall” con cammino professionale e competenze assai diverse). Altrettanto dicasi di “Football” (nel senso di “American Football”) tradotto per anni con “Rugby”, fra la legittima indignazione dei cultori delle diverse specialità della palla ovale. Per non parlare del modo fantasista con cui sono generalmente adattati in italiano i gradi dell’aviazione militare inglese (e delle...

Giuseppe Rinaldi: l’ultimo dei Mohicani di Bruno Paolo Astori

  La figura di  Giuseppe Rinaldi sta al doppiaggio italiano come Dario Fo sta al teatro. Qualcosa che attraversa i decenni e le mode e che si afferma come un punto di riferimento fondamentale per quanti amano quello strano mestiere che è fare il doppiatore. Ho avuto modo di parlare recentemente con Rinaldi. Attraverso la cornetta del telefono mi parlavano tutti i miei eroi con una voce ancora incredibilmente bella e intensa. Era Paul Newman che sollevava le braccia in Detective Harper o Stewe Mc Queen che cerca di fuggire dal campo di prigionia ne La Grande fuga o il mercante Steiger dell’Uomo del banco dei pegni o Charles Vronson con la sua armonica nel capolavoro di Leone C’era una volta il west. Ma era anche il William Holden che corteggia Sabrina, Jack Lemmon, Richard Burton, Rock Hudson, Peter Sellers e mille altri. Forse tutti non se li ricorda più nemmeno lui e certamente sono più di mille. In occasione della V edizione del Festival Voci nell’Ombra abbiamo premiato Rinaldi per il suo contributo al mondo del doppiaggio con la targa dedicata ad un altro “monumento” del doppiaggio nazionale Gualtiero De Angelis. Lui era assente per motivi di salute e la targa è stata ritirata dalla moglie, Maria Pia Casilio e dal figlio Massimo. Ma un premio per quanto sentito e sincero, è poco per raccontare il ruolo che Rinaldi ha avuto nel cinema nel dopo guerra. Anche adesso che esistono voci formidabili e piene di fascino, ma c’è qualcosa nel timbro di Rinaldi che rende la sua interpretazione unica e irripetibile. Forse perchè il cinema che lui raccontava...

La polemica infinita di Callisto Cosulich

Vita impossibile del signor Clark Costa, figura virtuale, composta dal volto di Clark Gable e dalla voce di Romolo Costa, l’attore italiano chiamato a doppiarlo, era il titolo di un articolo di Michelangelo Antonioni, pubblicato verso la fine del 1940 sulla rivista Cinema, decisamente contrario alla pratica del doppiaggio. Lo era per motivi estetici, e – sotto sotto – anche politici, poiché il doppiaggio in Italia era una pratica facoltativa, ma obbligatoria. Il governo fascista, infatti, l’aveva imposta fin dal 1930, al fine i impedire che il cinema italiano “si mutasse in diffusore e propagatore di lingue straniere” (testuale, a un editoriale di una rivista ufficiale dell’epoca). Ma nel 1940 il consenso al regime non era più unanime come dieci anni prima. Tra le righe – e non solo tra le righe – dalle più autorevoli pubblicazioni culturali si potevano già individuare le avvisaglie di un sia pur timido dissenso. Ragione per cui,  travolto il fascismo, si poteva prevedere che la pratica del doppiaggio sarebbe stata ridimensionata. Invece il cinema italiano del dopoguerra, ritrovatosi con gli impianti tecnici distrutti o razziati, fu costretto a doppiare anche i propri film, che erano girati con una semplice colonna guida o, addirittura, muti, come fu il caso di Roma città aperta. La presa diretta venne perciò abbandonata e rimase inutilizzata anche quando gli studi ripresero a funzionare a pieno regime. Germi preferiva scindere la direzione dalla espressione, concentrandosi sull ’una o sull’ altra in tempi diversi. Fellini faceva recitare ai suoi attori, professionisti e non, la tavola pitagorica. Tanto, diceva, al doppiaggio si aggiusta tutto. Intanto i film stranieri continuavano ad essere...

Le voci dei maestri di Roberto Nepoti

Quando Christian Metz catalogò le materie sonore  dell’espressione filmica (la musica, la parola parlata, i rumori d’ambiente), avrebbe dovuto tenere in maggior conto il doppiaggio. La voce del doppiatore entra nell’impasto sonoro con un’autorevolezza e con effetti di cui i registi più esigenti sono ben consapevoli. Bastano a dimostrarlo, per quanto riguarda il cinema italiano, per esempio Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini. Il primo si affidò alle più accreditate cooperative ( la O.DI, la C.D.I., la S.A.S, da Roma in poi la C.V.D. di Oreste Lionello), ma supervisionò sempre con la massima attenzione il doppiaggio dei propri film. Però non mancano alcuni aneddoti curiosi, come la scelta di affidare la voce di Bhishima, in Giulietta degli spiriti, all’ imitatore Alighiero Noschese, o quello di costituire un pool di doppiatori appartenenti a organizzazioni diverse (Rita Savagnone, Massimo Turci, Carlo Croccolo, Corrado Gaipa, Gianni Giuliano) per Satyricon. Più vario ancora il caso di Pier Paolo Pasolini. All’inizio il regista si serve di cooperative ortodosse, con la predilizione per la C.D.I. (Accattone, Uccellacci e uccellini, Teorema, La ricotta). In seguito, il fascino che prova per il doppiaggio (“conferisce – diceva – un sovrappiù di mistero al film”) si concretizza in una serie di elaborazioni sperimentali , in nome del “rifiuto del naturale e della “propensione per il pastiche” che egli stesso si riconosce. Alla Trilogia  della vita si prestano come doppiatori attori celebri, dalle voci inconfondibili: come Edoardo De Filippo, che doppia un vecchio nei Racconti di Canterbury, e Laura Betti. A volte Pasolini usa amici intellettuali, quali Giorgio Bassani e Dario Bellezza. In altri casi della Trilogia ricorre a gente...

Il parere dei professionisti

IL DIALOGHISTA Quando tento di spiegare a qualcuno che lavoro faccio la reazione è sempre la stessa: “Ah ho capito: traduci i film!”. In effetti è la verità ma il lavoro dell’adattatore dialoghista va, per forza di cose, ben oltre a quello della traduzione così come viene comunemente intesa. Si tratta di una minuziosa riscrittura dei dialoghi di un film nella quale si deve tenere conto non solo del sincronismo ritmico e labiale, ostacolo che, già di per sé, condiziona le soluzioni creative del dialoghista , ma di un’infinita quantità di elementi. Ogni battuta deve essere restituita allo spettatore con chiarezza e immediatezza mantenendo, ovviamente, il senso originale ma anche il tipo di linguaggio del personaggio che la pronuncia, linguaggio che, a sua volta, deve essere adeguato al contesto storico, culturale, sociale, ambientale del film e alle scelte stilistiche del suo regista e del suo sceneggiatore. Mary Pellegatta, dialoghista AIDAC Associazione italiana adattatori dialogisti cinetelevisivi IL DIRETTORE DI DOPPIAGGIO Chi è il direttore di doppiaggio? Si potrebbe rispondere: è l’ultimo anello di una lunga catena che parte dalla progettazione, passa attraverso la realizzazione e finisce con l’edizione di un’opera cinematografica; oppure è una specie di “regista del suono”. Io preferisco affermare che è “un traditore” che si sforza il più possibile di essere onesto. Mi spiego: per me il doppiaggio è comunque un “tradimento” , come del resto tutte le traduzioni delle opere letterarie. Si può mai restituire lo spirito originario di un’opera in una lingua che non è quella originaria? Si tratta di “tradire” nel modo più onesto possibile, senza nulla togliere alla fantasia e alla creatività. Non è facile. L’atteggiamento con cui mi avvicino...

Un esempio di doppiaggio: Moulin Rouge di Tiziana Voarino

La parola cantata, fu uno dei primi scalini superati nel passaggio dal cinema muto al sonoro. Nelle versioni italiane le canzoni rimanevano principalmente in originale, non erano quindi sottoposte a doppiaggio. In alcuni “polpettoni” degli anni ’28, ’29, ’30 si accontentavano esigenze internazionali inserendo un pezzo, magari in francese, un pezzo cantato in italiano da un tenore, un altro in tedesco, per soddisfare ogni palato. Altra soluzione, decisamente più drastica, era  eliminare le parti cantate. Operazione Crêpes Suzette (1970), infatti, giunse in italia come commedia, senza le dieci canzoni della colonna sonora. A volte si sostituì completamente la musica; ne fu esempio Il masnadiero (1953) con un insolito Laurence Olivier in veste di cantante. In questo caso la parte musicata fu rifatta completamente. È indubbio che la versione originale delle canzoni ci ha permesso di ascoltare le vere voci di Maurice Chevalier, Doris Day, Judie Garland e quelle delle altre formidabili star del musical, senza il filtro del doppiaggio. Nel dopoguerra, dopo la fine della censura sui film di lingua straniera, le scelte traduttive per le canzoni non sono univoche, ma dettate da esigenze diverse. Ne fa esempio il caso di Guys and dolls in cui Marlon Brando, peraltro stonatissimo, è doppiatto anche nel cantato da Emilio Cigoli in quello che divenne Bulli e pupe (1955). A partire dal ’50 i film tornano a essere proiettati con le canzoni originali ed i sottotitoli in italiano, come in Un giorno a New York (1949) o Cantando sotto la pioggia (1952). Non fu così quando prevalsero le esigenze di popolarità e cassetta. In My fair lady (1964) con Audrey Hepburn le...

La phisique de voix – La fisica della voce di Angelo Pizzuto

Parafrasando un maestro come Roberto De Monticelli, devo dire subito che la mia “educazione” – sentimentale e professionale – al cinema ed al teatro, iniziata per svariate ragioni sin dall’infanzia, ha nutrito verso il “doppiaggio” una sorta di ammirazione mista a timore reverenziale. A mio agio sia nel buio dei cinemini rionali, sia tra le quinte del vecchio “Don Bosco” e “Angelo Musco” (in quel di Catania), avvertivo “le voci interiori” di quegli interpreti non italiani come una sorta di porticina segreta, misteriosa, impenetrabile. Teoricamente sapevo benissimo cosa fosse il doppiaggio, in pratica immaginavo la saletta di registrazione come un antro delle meraviglie, una segreta di alambicchi vocali e fantasmi jamesiani. Solo in età matura ho conosciuto, tramite amici come Gullotta, Cortesi, Zammuto, cosa fosse in realtà quel laboratorio, quel mestiere affascinante e forzato che consiste nel trascorrere ore e ore a produrre “anelli”, a non sforare nel labiale, a sincronizzare le proprie note vocali su quelle dell’attore-guida (che indifferente “scorre” su uno schermo poco più grande di una vecchia moviola). Che mestieraccio, ho pensato (ma anche: come sarebbe bello provarci!). Ed ancora: non basta essere un buon attore per essere un buon doppiatore. Tecnica e sentimento, solerzia e professionalità rendono in qualche misura “coatto” e gratificante il lavoro del doppiatore. Coatto perché costretto a “non diluire” le battute, così come sarebbe a teatro o nel cinema in presa diretta (viceversa “al servizio” dei tempi e delle brevi pause dell’attore o dell’attrice stranieri). Gratificante perché capace di affermare quella che, per neologismo, vorrei definire “la physique de voix” – non secondaria alla “physique du role” di stampo naturalista. Occorrerebbe...

Vedo oltre ciò che posso sentire: Centro Internazionale del Libro Parlato di Feltre. di Silvia petitta

                    Poter vedere oltre ciò che si può sentire. Esiste una realtà nel territorio feltrino, in Veneto, chiamata C.I.L.P. , ovvero Centro Internazionale del Libro Parlato. Non attori professionisti, non doppiatori per mestiere ma voci volontarie, debitamente preparate e scelte per età, dizione,  nitidezza di lettura, abili ad incidere audiolibri che spaziano dai romanzi ai libri di testo, dalla letteratura d’infanzia a volumi specializzati, dall’ architettura alla storia, alla cultura in genere. Possono essere anche in lingua estera. Una realtà così specifica, come quella del libro parlato, potrebbe essere parallela al lavoro del doppiaggio, seppur diversa. Il doppiaggio prevede che il testo audiovisivo sia  interpretato, adattato nei dialoghi e nelle esigenze di trasposizioni culturali. Un audiolibro è una voce da ascoltare, che accompagna una lettura per occhi che non possono vedere, per individui che non hanno tempo di dedicarsi alla lettura, per il lavoro che svolgono, o per persone che, ancora oggi, non sono in grado di leggere. Il Centro prese vita nel  1983, andando incontro ad una esigenza primaria: assicurare alla comunità un servizio utile per fruire di parole scritte da ascoltare. Al Centro si rivolgono non vedenti, ipovedenti, dislessici, distrofici, anziani, malati terminali e tutti coloro per i quali la lettura in modo tradizionale non è possibile; così pure vari enti, come scuole di ogni ordine e grado, biblioteche, case di riposo, A.S.L., amministrazioni comunali, istituti specializzati all’assistenza dei disabili. Molti dei nostri attori e attrici  italiani sono noti al grande pubblico non solo per i loro meriti recitativi ma anche per aver intrapreso  – alcuni in modo...

Buon compleanno Shirley Temple di Silvia Petitta

Buon Compleanno Shirley Temple. Il 23 Aprile 1928 nacque, lasciandoci l’11 febbraio 2014,  la mitica enfant prodige di Hollywood, nota al pubblico italiano col soprannome di riccioli d’oro: Shirley Temple, attrice, cantante, ballerina, e in età adulta, amava stare  lontano dal clamore della notorietà, capace anche di essere  diplomatica.  Siamo all’inizio degli anni Trenta, dopo il proibizionismo, ai tempi della presidenza Roosevelt, Shirley dalla chioma scura ed anonima si trasforma, su volere della 21th Century Fox, in una biondissima bimba con 56 boccoli, ispirati alla figura di Mary Pickford – attrice canadese, cofondatrice dello studio cinematografico United Artists e uno dei trentasei fondatori dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, conosciuta come “Fidanzatina d’America“,”Piccola Mary” e “La ragazza con i riccioli”, un personaggio significativo nell’evoluzione del cinema – affermandosi nel 1935 con il film ‘riccioli d’oro’,che compie 80 anni come prodotto cinematografico,  doppiata da Miranda Bonansea, che si identifica nel personaggio della piccola bambina prodigio.  La Bonansea nacque  a Mondovi(CN) nel 1926, nota per essere stata moglie del cantante Claudio Villa, compirà il 31 ottobre il  suo novantesimo compleanno, e la ricordiamo caramente in tante pellicole cinematografiche della carriera della Temple: La piccola principessa, La mascotte dell’aeroporto, Zoccoletti olandesi, Il piccolo colonnello, La piccola ribelle, La reginetta dei monelli, Un angolo di paradiso, Una povera bimba milionaria, Cin Cin, Rivelazione, Capitan Gennaio, L’idolo di Broadway, Dietro l’angolo, Susanna e le giubbe rosse, Alla ricerca della felicità, Primo amore, Al tuo ritorno, Serenata messicana, Da quando te ne andasti, Diana vuole la libertà, Il massacro di Fort Apache, Età inquieta, Il signor Belvedere va in collegio, Non parlare, baciami, L’intraprendente signor...

Enrico e Gianni Musy, tre generazioni di attori di Silvia Petitta

Enrico e Gianni Musy, due generazioni di attori della stessa famiglia.  Genitore e figlio, nati lo stesso giorno, il 3 di agosto, noti anche con il cognome Glori: due carriere invidiabili, due perle della tradizione attoriale italiana. Enrico, partenopeo di nascita, con remote origini  francesi. Si laureò in giurisprudenza e trentenne si trasferì in Francia dove inaugurò e diresse il teatro degli italiani – durante la sua permanenza in Francia, Enrico entrò in contatto con Pierre Chenal e Sacha Guitry, quest’ultimo figlio d’arte di un noto,al tempo, attore parigino teatrale. Enrico, nel suo ruolo di giornalista si approcciò alla fervente realtà culturale dei Primi del Novecento, dove autori come Pirandello e D’Annunzio, cominciarono ad imporsi anche con testi per il teatro. Da qui la opportunità di inaugurare e dirigere Il teatro degli Italiani, come luogo per la messa in scena primario d’opere di eccellenza italiana, e non solo – Debuttò nel cinema in Italia, dopo la metà degli anni trenta, pur continuando parallelamente nei ruoli teatrali. Si impose in particolar modo come caratterista:  dal perfido ruolo del conte Papiano ne Il fu mattia pascal , al contrabbandiere ne Sotto la croce del Sud’, Don Rodrigo ne  I promessi sposi, e il ruolo del cattivo nella Dolcevita di Fellini. Altro discorso per il figlio Gianni, doppiatore di eccellenza. Tra le sue interpretazioni:  Albus Silente  nella  saga di Harry Potter,  C.Plummer nel ruolo del Dr.Parnassus,  Ian McKellen nel ruolo di Gandalf  ne Il  signore degli anelli , G.Peppard, la prima voce del Colonnello Hannibal Smith  in A-Team e, per i più piccini, il possente Mufasa, papa’ di Simba nel  Re Leone. ...

Traduttori di opere letterarie nell’Ombra di Sergio Orrao

Proprio nell’ ombra ho cominciato la mia carriera di traduttore letterario quasi per caso, sicuramente per passione. E nell’ombra resto. Collaboravo con una rivista, per la quale mi divertivo a tradurre articoli tratti da pressoché sconosciute riviste straniere.  Un amico mi disse che me la cavavo bene, e di provare a contattare l’editore per cui lavorava lui. Lo feci, con una proposta editoriale, un libro su un argomento fino a quel momento poco trattato in Italia, e quello fu il primo di una novantina di libri in oltre vent’ anni di carriera. Avrei poi scoperto, anche confrontandomi con colleghi, che quel genere di approccio – presentarsi a un editore con un libro inedito che si vorrebbe tradurre – era molto più produttivo che distribuire cv alla cieca. Erano certo tempi ben diversi: lavoravo con il supporto di dizionari cartacei di vario genere e il mio primo computer, acquistato proprio per poter tradurre, aveva la bellezza (si fa per dire) di 2 Mb di RAM e un hard disk di 40 Mb, era un piccolo Apple che costava una fucilata. Internet non esisteva ancora, eppure pochi anni dopo non avrei neppur immaginato di poter tradurre opere talvolta molto complesse senza l’aiuto di motori di ricerca e compagnia bella. Molte cose sono migliorate, altre rappresentano una sfida quotidiana, ci tornerò in seguito, ma intanto parliamo di gratificazioni. “Sono così grato ai traduttori. È un lavoro così incredibilmente sottovalutato. Il traduttore deve in qualche modo entrare in una mentalità, e, così dire, raccogliersi davanti allo stesso altare. Una volta ho conosciuto il traduttore americano di Mallarmé e Corbière. Era solito sedersi sulle...

Scrittori nell’ombra di Laura Di Terlizzi

Voci nell’ ombra: immagine evocativa e poetica che descrive efficacemente un lavoro svolto lontano dai riflettori o dalle luci della ribalta, ma di cui quella ribalta non potrebbe fare a meno. E in quell’ ombra così ovattata, che tutto nasconde, oltre alle voci, c’è un esercito di altre professionalità che il pubblico a casa non immagina neppure: traduttori, adattatori, direttori, fonici e assistenti di doppiaggio, segretari e gestori delle sale… Una moltitudine di “operai del doppiaggio” che a vario titolo contribuiscono alla realizzazione delle edizioni italiane delle opere audiovisive. Io sono nata come traduttrice/dialoghista, ma alcuni anni fa ho dato vita a un gruppo di lavoro dedicato alla traduzione audiovisiva. Attività molto particolare la mia, nata casualmente da una precisa richiesta del mercato. Siamo partiti in quattro, ma oggi siamo una quarantina di persone e operiamo in telelavoro, ognuno dalla propria sede. Niente ufficio, niente code nel traffico per raggiungerlo, tempi ottimizzati al massimo, niente chiacchiere con i colleghi alla macchinetta del caffè, quelle si trasferiscono, quando c’è tempo, sulla mail o su Whatsapp o al telefono; le riunioni si fanno su Skype. Un modello di “azienda” decisamente moderno, innovativo e agile. Si lavora in solitudine, ma restando costantemente connessi. L’attività individuale, infatti, svolta con orari personalizzati e modalità del tutto indipendenti, non può prescindere da un forte spirito di gruppo, soprattutto quando si traducono le serie televisive. Per i non addetti ai lavori, in breve funziona così: riceviamo i video e i copioni in lingua originale, li traduciamo, svolgendo al tempo stesso tutte le ricerche necessarie, talvolta anche con il supporto di esperti, e infine li adattiamo, provando e...

La mafia mi fa un baffo, il titolo di un film di Riccardo Garrone di Silvia Petitta

La mafia mi fa un baffo. Non è un’eco alle parole di Vincent Cassel  sul doppiaggio in Italia, ma il titolo di un film di cui Riccardo Garrone firma la regia,nel  1974.   Moltissimi i suoi ruoli d’attore che non scordiamo nella sua lunga carriera, per certo non possiamo dimenticare  il geometra Calboni  in Fantozzi  e San Pietro nella nota pubblicità del caffè  Lavazza. Immaginate la stessa potenza  della sua voce al servizio del doppiaggio. Riccardo Garrone, classe 1926: stesso anno in cui nacque  il cinema sonoro, sviluppandosi nei tre anni successivi segnando la fine dell’epoca del cinema muto. Le grandi case di produzione statunitensi, tra cui, Warner, MGM, Paramount, si orchestrarono, al tempo, per superare lo scoglio della lingua anglofona alla conquista di una fetta di pubblico in territorio europeo. Già da allora l’ Italia  era il paese dove il doppiaggio era maggiormente in uso , dove esiste, fin da allora,  una lunga e consolidata tradizione  nel “dare la voce” col più alto grado di specializzazione, tanto da farne non solo un mestiere, ma un’arte. Riccardo Garrone:rispettabile, gentiluomo, un nome,un volto,una voce. Se ne è andato a novant’anni , di cui almeno sessanta spesi in una lunga carriera. Per i più piccini è la voce dell’orso giocattolo Lotso in Toy Story 3; per i  più grandicelli  un interprete di prosa in Rai,  in sceneggiati e serie televisive molto seguite, attore sul grande schermo per Fellini, Germi, Monicelli, Risi, Loy, Scola, Tognazzi, Corbucci, Lattuada, Vanzina, C.De Sica, e altri ancora. Non fu l’unico grande attore a cimentarsi nel doppiaggio. Un testo bisogna non solo leggerlo ma interpretarlo, una parola non...

Nando Gazzolo “L’arte della voce, la voce come arte” di Tiziana Voarino

  Nando Gazzolo fu premiato nel 2003 a Finale Ligure. Fu insignito al Festival Nazionale del Doppiaggio Voci nell’Ombra della Targa Riccardo Cucciolla che portava con sé la motivazione “l’arte della voce, la voce come arte”. Calzava a pennello a Nando Gazzolo, nato a Savona il 16 ottobre del 1928 in un nucleo familiare con nel dna più che certi geni artistici: il padre Lauro era un attore e doppiatore, la madre Aida Ottaviani un’annunciatrice radiofonica,  il fratello Virginio pure lui attore. Nando esordì giovanissimo alla radio, debuttò a teatro quand’era appena ventenne con Antonio Gandusio in Gente magnifica di Saroyan. Il successo arrivò nel 1951 con l’Antonio e Cleopatra allestito da Renzo Ricci e nel 1954 il ruolo di Orazio nell’Amleto portato in scena da Gassman e Squarzina con il Teatro d’Arte Italiano  confermò il suo talento.  Profondo fu il suo rapporto con il teatro, ma dal 1957 iniziò a dedicarsi ad un’intensa attività televisiva agevolato dalla voce calda, dalla dizione perfetta, dall’importante presenza scenica, dalla  spontanea telegenia. Interpretò personaggi alteri: dal duca di Vallombrosa in Capitan Fracassa (1958), a Freddie Hamson in La cittadella (1964) a Colline nell’ Ultima boheme (1964) a Andrej Stolz in Oblomov, a Dobbin in La Fiera della Vanità (1967) a Sherlock Holmes nell’omonimo sceneggiato (1968).  Fu l’indimenticabile voce narrante de Il Mulino del Po e Thomas in I Buddenbrook (1971). La notorietà gliela regalò il popolare  Carosello con la pubblicità dell’ Amaretto di Saronno. Recitò anche nel cinema, in qualche fil d’avventura e western all’italiana. Fu negli anni sessanta che Gazzolo si dedicò soprattutto a prestare la voce sempre ben impostata a moltissimi attori di cinema...

Il dialogo nel doppiaggio di Andrea Lattanzio, di Nunziante Valoroso

Il dialogo nel doppiaggio. Finalmente qualcuno ci ha pensato, e lo dico da appartenente alla categoria. Il dialogo nel doppiaggio–Doppiatori ed adattatori dialoghisti, scritto da Andrea Lattanzio e pubblicato da Felici Editore lo scorso mese di dicembre è un volume che raccoglie schede biografiche, interviste e filmografie di alcuni tra i più celebri dialoghisti italiani. Oggi si parla tantissimo di doppiaggio, gli appassionati e studiosi non si contano più e sulla rete si affollano siti dedicati, blog e forum. Avevo sempre notato, però, che si parlava degli attori che prestano la voce, dei direttori di doppiaggio che li guidano in questa difficilissima arte ma poco o nulla di chi veniva PRIMA della sala di doppiaggio, cioè del dialoghista–adattatore. Forse parte della colpa di ciò è dovuta al fatto che oggi, spesso, dialoghista e direttore di doppiaggio coincidono (e, in passato, non è stato raro il caso di direttori che con protervia e presunzione si sono presi tutto il merito di dialoghi di film famosi tra gli appassionati, mentre il lavoro di scrittura-traduzione era stato svolto dal dialoghista che lo aveva assunto e scelto per dirigere il suo lavoro) ma, in passato, fino ad una trentina di anni fa almeno, dialoghista e direttore erano due persone diverse. Il libro di Andrea Lattanzio ci accompagna in questo mondo sconosciuto dei copioni adattati. Non è la prima pubblicazione realizzata sul doppiaggio dall’autore (in precedenza ci sono stati Il chi è del doppiaggio (Falsopiano, 2007) e L’arte del doppiaggio: doppiatori e direttori di doppiaggio (Felici, 2011) entrambi ricchi di notizie e curiosità e con quest’ ultimo lavoro, Lattanzio “completa” in un certo senso...

La tridimensionalità del doppiaggio di Silvia Petitta

Il doppiaggio e la tridimensionalità.  Sarebbe un bel gioco in effetti. Ma un gioco serio, però: indossare i panni del doppiatore che veste la voce di un attore, fa un’  “altra voce” che sia comprensibile in un’altra lingua diversa da quella in cui recita, sia in un  film, in un un programma tivù, in un cartone animato o a regalando appeal a uno spot. Vi siete mai domandati quali sono gli   ‘attrezzi del mestiere del doppiatore’? Un leggìo, una cuffia, un testo. E la sua voce, che dovrebbe sempre essere al servizio, per ottimizzare un risultato, senza peccare di protagonismo:   si definiscono Voci nell’ Ombra, il modo migliore e più appropriato di identificarle in tal senso. Si può essere pro e contro, il doppiaggio, ma di certo il doppiatore, o comunque  l’arte tutta italiana di fare doppiaggio a certi livelli, dà la possibilità di rendere  facilmente fruibile un prodotto o un’opera filmica, anche complessa. Molto spesso il doppiatore, è già di per sè, un attore,  interpreta il ruolo che gli viene dato,  nelle migliori delle ipotesi, l’attore o l’attrice da doppiare è forse uno o una dei suoi ‘idoli’ di sempre. Molto spesso è lo stesso doppiatore a attribuire corde di intonazioni o  timbri di voce adatti a determinate  scene, identificativi ed evocativi, che poi magari rimangono nell’immaginario collettivo di alcune frasi famose di film indimenticabili.  Francesco Vairano, noto attore, doppiatore, dialoghista-  colui che adatta, nella propria lingua madre, i dialoghi di opere audiovisive e cinematografiche rendendo  le frasi comprensibili, fluide, con un ritmo e con pause che collano , rispettando il significato letterale del testo originale-...

Roberto Pedicini alias Jack Folla

Roberto Pedicini alias Jack Folla: l’esperienza radiofonica di Roberto Pedicini raccontata a Voci nell’Ombra / Il Festival Nazionale del Doppiaggio, 2002. A cura di Giancarlo De...

Riflessi di Genova nella voce

Intervista a Mario Cordova, attore, doppiatore, direttore di doppiaggio (tratta dal numero 100 della rivista FILMDOC)....

Il doppiaggio nel cinema di Hollywood di Massimo Giraldi Enrico Lancia Fabio Melelli Bulzoni Editore

  Postfazione di Claudio G. Fava Ho letto con molto interesse non solo l’elenco amplissimo di film con la specificazione degli interpreti e dei loro doppiatori italiani (una sorta di ragnatela genealogica di grandi e grandissime voci), ma anche la prefazione di Mereghetti. La citazione dell’inchiesta sul doppiaggio effettuata da “Cinema” nel 1940/41 ritrova, nelle parole di Paolo, un toccante sapore d’epoca, quando evoca i nomi di alcuni “studenti”( fra quanti hanno risposto a un censimento  di amici scomparsi) Ma un sapore d’epoca che si ritrova anche nel riproporre il tema del doppiaggio in sé, così come osavano affrontarlo un tempo  i battaglieri appassionati che non sapevano ancora di chiamarsi “cinefili”. E’ un tema che ha lacerato le coscienze di molti  spettatori in nazioni che hanno importato largamente film del mercato anglofono e da quello francese: l’Italia, la Spagna, la Germania (ovviamente la stessa Francia per quel che riguarda  i prodotti americani), eccetera. Improvvisamente all’inizio degli anni ’30 le didascalie, così sintetiche, fascinose ed autoritarie nel cinema muto, divennero per i più, faticosamente spalmate inquadratura per inquadratura, sgradevolssime da seguire nel cinema sonoro. E fu sancita quasi ovunque la vittoria tecnologica del doppiaggio, che rappresenta al tempo stesso un paradosso fonetico ma anche un decisivo strumento di comprensione. Il doppiaggio  è un male (forse) inevitabile e al tempo stesso un bene decisivo. Ancorati al flusso della storia del cinema decine, forse centinaia di milioni di spettatori, si sono abituati a considerarlo un automatico completamento dei film. E’ un paradosso (tanto più per me che appassionato di sottotitolazioni sin dall’adolescenza mi sono ritrovato da adulto a fare scrupolosamente il Direttore...

Una cultura da salvaguardare e valorizzare: il doppiaggio.

  Il doppiaggio fa parte della cultura italiana: è un’arte da salvaguardare e valorizzare. Opinioni sul perché sia necessario  tutelare la qualità del doppiaggio italiano: un’arte, un fenomeno culturale che identifica alcuni aspetti, nonché  pezzi di  storia del nostro paese, da sempre collegato al cinema, alla televisione e ormai  all’intero mondo dell’audiovisivo. Il contributo è realizzato per Il Festival Nazionale del Doppiaggio che premia i migliori doppiaggi consegnando gli Anelli d’Oro. Intervengono i doppiatori Gianni Gaude, Lucia Valenti, Tony Sansone e l’adattatore e dialoghista Walter Rivetti. Il video è realizzato per Il Festival Nazionale del Doppiaggio Voci nell’Ombra A cura di Tiziana Voarino, Felice Rossello e Giulia...

Elogio del doppiaggio di Gregorio Napoli

Pur se la stampa quotidiana sorvolò  sull’ episodio, la “bottiglia molotov” scoppiò la mattina del 5 settembre 2001 nella Sala conferenze del Casinò al Lido di Venezia. Claire Peploe incontrava i giornalisti dopo la proiezione notturna del suo film in concorso, Il trionfo dell’amore. Al tavolo dei microfoni sedeva pure Bernardo Bertolucci, co-sceneggiatore e produttore di questa elegante (ma, a nostro avviso, un po’  accademica) riduzione del testo teatrale di Pierre Carlet e Chamblain dit Marivaux. Appena, nell’ incrocio di domande, si toccò l’argomento del doppiaggio, la bionda occhialuta, deliziosa cineasta andò in escandescenze. “Francisco Franco, Adolf Hitler, Benito Mussolini – modulava Claire su toni alti – hanno cominciato a far doppiare i film.” E a mo’ di esempio citò i “bisticci” linguistici della traduzione italiana de L’ultimo tango a Parigi. La connivenza fra dittatura  e traduzione dei manufatti cinematografici meriterebbe  – non v’è dubbio – di essere verificata storicamente. A noi, ad esempio, pare di ricordare che fu Hollywood, negli anni trenta, a creare nei propri mega-studios  i laboratori di sincronizzazione italiana, onde conquistare una appetibile fetta di mercato. Del resto, l’alternativa al doppiaggio è il sottotitolo, o didascalia – come dice chi non ama le parole/ippogrifo. A meno che, in un’era futuribile, non potremo intersecare neuroni interlineari nel cervello degli spettatori; o si imponga allo “show business” di produrre in esperanto tutte le pellicole. Per restare ai fatti, il sottoscritto ha penato per seguire, a Cannes, Il mestiere delle Armi, di Ermanno Olmi, poiché al Palais i fotogrammi italici venivano diligentemente corredati di traduzione doppia – francese sopra, inglese sotto – e le immagini “scomparivano”. Quando ascoltiamo...