LA DIREZIONE

La presentazione della Ventesima edizione a cura di Tiziana Voarino

“Non dovremmo essere qui. Non dovremmo esserci più.” Dedizione, spirito di sacrificio e volontà si sono sommati nella prospettiva di un’unica visione possibile: esserci, invece, con un Festival cresciuto, ampliato, organico, con un sito riorganizzato e un logo vestito di nuova grafica, in una grintosa vena di ventennale. Un Festival che sarebbe dovuto scomparire con i suoi ideatori. Un’operazione di rilancio oculata, invece, basata su investimenti personali, ampia inventiva e risoluzione, si è trasformata nella bacchetta magica più straordinaria.

Siamo qui a celebrare il Ventennale. Venti edizioni di un Festival davvero unico, capace di segnare la storia del cinema, spartiacque che ha portato le luci della ribalta nel buio delle sale di doppiaggio e ha contribuito a far scoprire chi sono le “voci nell’ombra” delle star di Hollywood, le controfigure sonore italiane. Prima di Voci nell’Ombra solo i Nastri d’Argento riconoscevano i meriti dei doppiatori, seppur non fossero tra le principali categorie. E Voci nell’Ombra divenne il premio dei doppiatori, con una giuria di critici, giornalisti ed esperti, all’insegna dello spessore, dello studio, dell’approfondimento culturale, delle testimonianze, della volontà di insignire le eccellenze di un’arte italiana tutta da preservare, di premiare quella componente attoriale che solo alcune voci hanno saputo esprimere e trasferire nel nostro bagaglio audiovisivo assorbito fin da piccoli, bagaglio che ci ha accompagnati nel nostro divenire adulti.

Ho visto nascere il Festival, ed è stata una genesi così poetica, cinematografica e irripetibile sulla rena di Varigotti: il Premio Renato Castellani dedicato all’omonimo regista ligure. Quell’evento incise nella mia memoria immagini in bianco e nero, tra il rumore delle onde, nel riquadro del borgo saraceno, sotto una pioggerellina pregna d’immaginario filmico. Ed è lì che mi sentii legittimata, per chi non lo sapesse, a proseguire e proteggere le sorti del Festival dopo undici anni di lavoro indefesso; io che, oltre a Bruno Astori, sempre per chi non ne fosse al corrente, ero l’unica presente nello Statuto dell’associazione che produsse la manifestazione da sempre, l’ho tutelato da possibili prevaricatori che lo avrebbero snaturato o peggio cannibalizzato. E’ così. Chi ha davvero lavorato nel Festival, chi ha davvero prodotto vantaggio per il Festival, pensando solo ad esso, è rimasto a costruirne altri percorsi. Un obbligo morale, che solo ora riesco a vedere quasi risolto.

Nella prima versione del Festival Claudio G. Fava rappresentò l’autorevolezza, l’eleganza, la saggezza, l’ironia, l’esperienza, la cultura; Bruno Astori fu la mente, il motore, il propulsore, l’inventore e il creativo; il restante ruolo, il mio, gli cucì tutto attorno il tessuto dell’affidabilità, delle fila sempre recuperate, del successo degli speciali usciti sulle principali testate giornalistiche italiane tv, radio e stampa, sulle pubblicazioni internazionali, in tempi in cui non si conoscevano i volti dei doppiatori, tantomeno di quelli italiani.

Molti premi dedicati a questo settore, dopo anni di lavoro portato avanti da Voci nell’Ombra, hanno iniziato a spuntare a destra e a manca, ciascuno con la propria connotazione e ascendenza; e ancora corsi, accademie, scuole, altro. Ma è Voci nell’Ombra ad aver gettato quel seme, e in qualsiasi direzione abbia germogliato si è avuto un avanzamento, un progresso.

Ora il Festival Internazionale del Doppiaggio procede spedito, sempre per la sua strada, nell’ottica dell’obiettività, dell’approfondimento, della valorizzazione dei grandi professionisti del doppiaggio, della trasposizione multimediale, dell’adattamento, in primis nel contesto cinetelevisivo, e nel panorama audiovisivo a tutto tondo, fino al mondo radiofonico e dell’innovazione tecnologica, ma anche nel rispetto dei tanti appassionati dell’ “arte della voce”

Nella veste del ventennale arriviamo con un enorme sforzo, probabilmente non all’altezza di un grande Maestro e di un brillante creativo, ma con doti manageriali, sensibilità, attenzione per l’evoluzione, il progresso e la cultura, andando incontro alle esigenze di un settore in difficoltà per cui qualcosa è possibile fare, in un mondo alle soglie del 2020 in cui il cambiamento incede rapidissimo e senza tregua. Il valore aggiunto arriva dalla caratura dei giurati, dei presidenti di giuria e dei presentatori degli eventi, dai consulenti, da chi è vicino al Festival, dalla squadra organizzativa, dalla stima e dal supporto che dimostrano i preziosi sostenitori, da una rete che conta oltre un centinaio di collaborazioni, da chi tiene a questo Festival come un Patrimonio da non dissipare, con un ricchissimo palmares di oltre 260 premi e riconoscimenti assegnati fino a oggi.

Oggi con il Ventennale celebriamo non più le voci nell’ombra ma le stelle del doppiaggio italiano, ben distinguibili nella grafica del festival; il nome del festival resta questo perché ci ricorda la storia, le origini e il perché nacque. Venti edizioni di un Festival che ha dato attenzione ai professionisti del processo di trasposizione multimediale, li ha fatti esprimere ed ascoltare.

Ascoltare come audire, ma anche come soddisfare, esaudire. Quell’ascolto di cui tutti abbiamo bisogno, il cui strumento sovrano è la voce. E che  permette a tutti, supportata da parole, storie, opere di scrittura,  di  “vedere anche a occhi chiusi”.

Per me il Festival continua a essere il più assiduo compagno di pensieri e ragionamenti; il primo del mattino e l’ultimo della sera.

Tiziana Voarino – Direzione

 

Mi commuove sempre l’onesta perseveranza, ma Tiziana Voarino che ha legato al “suo” Festival anche la sua intelligenza, la sua dedizione, e quel coraggio da leonessa – così raro di questi tempi – per onorare degnamente la memoria dei suoi illustri amici scomparsi, mi colma di grande ammirazione. E dirle “ GRAZIE” é veramente poca cosa.

Elena Pongiglione

vedova di Claudio G.Fava