XVI EDIZIONE   |   SAVONA   |  29-30 OTTOBRE

 


 LA DIREZIONE


E sono sedici….

Molta acqua è passata sotto i ponti, e molte voci riconoscibili,  ascoltate al cinema o alla televisione, sono diventate per noi volti, da quando iniziammo con la prima edizione di Voci nell’Ombra.

Il  doppiaggio era quasi sconosciuto, non se ne parlava, non si conoscevano i visi delle controfigure sonore dei grandi attori di Hollywood, e non solo. Poi il Festival.  E allora centinaia di articoli, servizi televisivi e radiofonici, tesi di laurea, un proliferare di altre manifestazioni e iniziative. Comunque, un enorme affetto generalizzato riscontrato in moltissimi appassionati.

Mi ritrovo in un ruolo assolutamente diverso, arduo. Erano Claudio G. Fava e Bruno Astori a scrivere la presentazione del Festival. Un’avventura faticosa, con momenti difficili, ma divertente, durata oltre quindici anni.

Dopo uno stop obbligatorio, ora, si  riparte. Come un auto da corsa a cui è stato cambiato il motore, le gomme, la carrozzeria rinnovata e tirata a lucido. Si riparte, un nuovo team, una nuova immagine, e via. L’intenzione è aprire nuove strade, far diventare i sentieri percorsi  delle autostrade supermoderne e tecnologiche che permettano degli scambi produttivi in tempi record.  L’obiettivo è sempre quello di tutelare e valorizzare il patrimonio nazionale, l’arte e la cultura che è il doppiaggio.

Il nostro, quello italiano, è sempre ai vertici, un doppiaggio “da maestri”. E allora perché denigrarlo, perché svilirlo. Vero è che forse il settore dovrebbe essere più compatto nell’affrontare i suoi problemi. L’AIDAC che associa gli adattatori e i dialogisti italiani è organizzata con capacità più coordinativa e determinata. Il Festival Nazionale del Doppiaggio Voci nell’Ombra vorrà continuare a essere un punto di scambio, un punto di forza anche valutando e premiando la qualità, una piazza dove far crescere e far fiorire molti semi,  rendendola più ricca, più prestigiosa, impreziosita, pensando ai nostri tempi anche più tecnologica.

E se ogni anno il festival era dedicato ad attori doppiatori di grande fama e professionalità scomparsi, quest’anno tocca a me scrivere — per fortuna ci sono  il Prof. Felice Rossello, fidati collaboratori, storici membri della giuria e propositivi nuovi giurati — che la sedicesima edizione de Il Festival Nazionale del Doppiaggio Voci nell’Ombra è dedicata a Claudio G. Fava e a Bruno Astori.

Tiziana Voarino

Lo conoscevo già dalle prime edizioni questo Festival!

Ritengo tuttavia che un’idea così interessante e pregnante sul piano culturale, non per niente ideata da un grande del cinema Claudio G. Fava, non debba essere abbandonata, malgrado la sua morte, perché comporta una serie di riflessioni su traduzione, su bilinguismo, su adattamento che vanno al di là del doppiaggio, ma che coinvolgono la comunicazione umana in tutti i suoi aspetti.

Dovrebbe essere una materia trasversale alla linguistica, al cinema, alla recitazione, alle lingue. Proprio perché trasversale moderna e innovativa quello del doppiaggio è un mestiere da giovani e poi perché siamo un po’ tutti doppiatori quando andiamo all’estero e cerchiamo di parlare un’altra lingua, ci auto doppiamo per farci capire. È interessante che l’abbia ideata Fava, il più inglese degli italiani, un uomo che con il suo cravattino e il suo aplomb d’antan l’avresti detto del passato e invece ha dimostrato di avere idee (cosa nuova in un mondo fatto di conformismo).

Ci sono altri due motivi  per cui mi è piaciuto contribuire a  riprenderlo: Tiziana ci mette una passione a difendere l’integrità del prodotto che va premiata! Secondo: la Provincia di Savona che l’ha ospitato nelle prime edizioni a Finale non può perdere uno spettacolo così d’avanguardia e dal respiro nazionale.

Se Savona vuol darsi, come dicono tutti, un avvenire turistico questo può essere un piccolo contributo perché di essa si parli. Verranno infatti premiati i migliori doppiatori italiani, quelli che hanno dato voce italiana a Gere, alla Moore, alla Streep e chi più ne ha più ne metta. Per due giorni in città vivranno, almeno in voce, loro. Società dello spettacolo.

Felice Rossello