La parola cantata, fu uno dei primi scalini superati nel passaggio dal cinema muto al sonoro. Nelle versioni italiane le canzoni rimanevano principalmente in originale, non erano quindi sottoposte a doppiaggio. In alcuni “polpettoni” degli anni ’28, ’29, ’30 si accontentavano esigenze internazionali inserendo un pezzo, magari in francese, un pezzo cantato in italiano da un tenore, un altro in tedesco, per soddisfare ogni palato. Altra soluzione, decisamente più drastica, era  eliminare le parti cantate. Operazione Crêpes Suzette (1970), infatti, giunse in italia come commedia, senza le dieci canzoni della colonna sonora. A volte si sostituì completamente la musica; ne fu esempio Il masnadiero (1953) con un insolito Laurence Olivier in veste di cantante. In questo caso la parte musicata fu rifatta completamente. È indubbio che la versione originale delle canzoni ci ha permesso di ascoltare le vere voci di Maurice Chevalier, Doris Day, Judie Garland e quelle delle altre formidabili star del musical, senza il filtro del doppiaggio.

Nel dopoguerra, dopo la fine della censura sui film di lingua straniera, le scelte traduttive per le canzoni non sono univoche, ma dettate da esigenze diverse.

foto 1

Nicole Kidman in una sequenza di Moulin Rouge

Ne fa esempio il caso di Guys and dolls in cui Marlon Brando, peraltro stonatissimo, è doppiatto anche nel cantato da Emilio Cigoli in quello che divenne Bulli e pupe (1955). A partire dal ’50 i film tornano a essere proiettati con le canzoni originali ed i sottotitoli in italiano, come in Un giorno a New York (1949) o Cantando sotto la pioggia (1952). Non fu così quando prevalsero le esigenze di popolarità e cassetta. In My fair lady (1964) con Audrey Hepburn le canzoni sono doppiate, come in Mary Poppins (1964). Appartengono a questa schiera tutti i film di Walt Disney per una precisa scelta strategica e promozionale: i destinatari sono i bambini e le canzoni cantate con i testi italiani ne facilitano la comprensione e la diffusione. La Disney impone quindi la trasposizione nelle altre lingue ed un controllo sulla qualità del prodotto nella lingua d’arrivo. Nel mercato contemporaneo le stesse esigenze di popolarità, o meglio di commerciabilità, inducono, al contrario, a mantenere le colonne sonore originali per promuoverle come successi discografici.

Moulin Rouge riesce a rendere l’idea di una trasposizione traduttiva comunque equilibrata,in un’opera in cui gli interpreti cantano molto e in cui la parte musicale è dominante, in un avvicendarsi piuttosto rapido di primi piani, con  una recitazione difficile e segmentata. Giusto sottolineare la scelta dei sottotitoli in rima delle canzoni, mantenute ovviamente in lingua originale, pure se nel frenetismo del ritmo è impossibile seguirli interamente. Riusciti i passaggi dal cantato anglo-americano agli intermezzi parlati delle voci italiane. Voci che sicuramente “collano”, scelte direttamente dal regista Baz Luhrmann tra una rosa di proposte del direttore di doppiaggio. Un’altra doppiatrice per Kidman che, purtroppo non ha una “controfigura sonora” fissa, rubando un termine a Roberto Nepoti, che la identifichi. Si tratta di Roberta Pellini, voce di Cate Blanchette in Elisabeth (1998) di Kapur e nota al pubblico televisivo come l’infermiera Hataway nella serie ER Medici in prima linea. L’interprete del protagonista maschile (Ewan McGregor) è Massimiliano Manfredi, già voce di Edward Norton. Manfredi ha doppiatto in alcuni casi anche Andy Garcia, Matt Demon, Hugh Grant. Ben amalgamate le voci dei non protagonisti fedeli alla forte caratterizzazione originale. Tra loro da segnalare Marco Mete che è stato la voce italiana e spagnola di Roger Rabbit.

Il sincronismo labiale mai sbavato, il sincronismo espressivo e la recitazione accentuata mantenuti nella versione italiana dimostrano che, pur partendo da un film sicuramente complesso, si possono ottenere risultati ottimali nella sua trasposizione. Certamente chi si occupa di doppiaggio può cogliere in questa pellicola la passione per il proprio lavoro, la professionalità ed un’intelligente e scrupolosa direzione, a cura di Roberto Chevalier. Nulla da eccepire, quindi su questo doppiaggio. Imperdonabile che i crediti dei doppiatori in coda al film scorrano troppo velocemente per essere letti, se pur posizionati prima dei credits originali.

SCHEDA DOPPIAGGIO MOULIN ROUGE

– Direzione doppiaggio, dialoghi italiani, sottotitoli: Roberto Chevalier

– Assistente al doppiaggio: Silvia Menozzi

– Doppiatori: Roberta Pellini: Satine/Nicole Kidman

– Massimiliano Manfredi: Christian/Ewan McGregor

 – Marco Guadagno: Toulouse Lautrec/John Leguizamo

– Luciano De Ambrosis: Zidler/Jim Broadbent

– Marco Mete: Duca di Moroth/Richard Roxburgh

– Angelo Nicotra: Argentino/Jacek Koman

– Sandro Sandrone: Dottore/Garry Mcdonald

– Simone Mori: Satie/Matthew Wittet

– Massimo De Ambrosis: Audrey/David Wenham

– Fonico di mixer: Alessandro Checcacci

– Tecnico di sala: Fabrizio Salustri

Doppiaggio realizzato presso la SEFIT CDC di Roma

Prima Fila

da Primafila n. 82 marzo 2002
Monografia a cura di Tiziana Voarino
La voce nell’ombra