Traduttore, adattatore e dialoghista. Un ricordo di Mario Paolinelli. di Silvia Petitta e Tiziana Voarino 1

Il mese di settembre si apre con la mesta notizia della scomparsa di Mario Paolinelli,  sessantaduenne,  vincitore della targa alla carriera di adattatore dialoghista  nella passata edizione de Il Festival Nazionale del Doppiaggio  Voci nell’Ombra:  lo ricordiamo sul prestigioso palcoscenico del Teatro Chiabrera con la moglie Eleonora Di Fortunato, anche lei adattatrice e dialoghista, in un momento di ribalta per la preziosa professione da artisti della trasposizione multimediale che spesso non è così conosciuta e che non deve assolutamente passare per scontata. Nella stessa edizione ricevette l’ambito premio anche Rosalba Oletta.

Mario si laureò in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo presso l’Università di Bologna e svolse dal 1979 la professione di traduttore-adattatore dei dialoghi di opere cinematografiche e televisive di origine straniera. Nel suo ruolo di Vice Presidente della Commissione della Sezione OLAF di SIAE, ha svolto fino all’ultimo un accorato ed instancabile lavoro in difesa del diritto d’autore (ndr. Opere Letterarie e Arti Figurative – la sezione OLAF svolge servizi di deposito di inediti e di registrazione software); membro della Commissione centrale cinema del MiBAC, membro del gruppo ESIST (European association for studies in screen translation) e componente del Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore, Paolinelli ha pubblicato numerosi interessanti testi relativi alle sue materie. Per approfondire l’argomento consigliamo la lettura del fortunato libro edito da Hoepli e titolato ‘tradurre per il doppiaggio’ – la trasposizione linguistica nell’audiovisivo: teoria e pratica di un’arte imperfetta, scritto insieme alla moglie  Eleonora Di Fortunato. Il suo miglior consiglio, vivo, diretto e concreto, rivolto ai giovani che volevano e vogliono approcciarsi a questa professione era quello di avere un grado di culturale generale tale da permettere di comprendere molti contesti e registri espressivi, e una grande capacità di saper cogliere e riproporre il linguaggio parlato, se necessario anche  reinventandolo, sempre nei limiti della fedeltà. Mario Paolinelli non può che essere ringraziato per il  lavoro svolto nella sua professione e come pioniere della difesa dei diritti degli autori. La speranza è che possa essere  un valido esempio per chi continuerà  in futuro  questo mestiere.