Voci nell’ ombra: immagine evocativa e poetica che descrive efficacemente un lavoro svolto lontano dai riflettori o dalle luci della ribalta, ma di cui quella ribalta non potrebbe fare a meno. E in quell’ ombra così ovattata, che tutto nasconde, oltre alle voci, c’è un esercito di altre professionalità che il pubblico a casa non immagina neppure: traduttori, adattatori, direttori, fonici e assistenti di doppiaggio, segretari e gestori delle sale… Una moltitudine di “operai del doppiaggio” che a vario titolo contribuiscono alla realizzazione delle edizioni italiane delle opere audiovisive.

Io sono nata come traduttrice/dialoghista, ma alcuni anni fa ho dato vita a un gruppo di lavoro dedicato alla traduzione audiovisiva. Attività molto particolare la mia, nata casualmente da una precisa richiesta del mercato. Siamo partiti in quattro, ma oggi siamo una quarantina di persone e operiamo in telelavoro, ognuno dalla propria sede. Niente ufficio, niente code nel traffico per raggiungerlo, tempi ottimizzati al massimo, niente chiacchiere con i colleghi alla macchinetta del caffè, quelle si trasferiscono, quando c’è tempo, sulla mail o su Whatsapp o al telefono; le riunioni si fanno su Skype. Un modello di “azienda” decisamente moderno, innovativo e agile. Si lavora in solitudine, ma restando costantemente connessi. L’attività individuale, infatti, svolta con orari personalizzati e modalità del tutto indipendenti, non può prescindere da un forte spirito di gruppo, soprattutto quando si traducono le serie televisive.

Per i non addetti ai lavori, in breve funziona così: riceviamo i video e i copioni in lingua originale, li traduciamo, svolgendo al tempo stesso tutte le ricerche necessarie, talvolta anche con il supporto di esperti, e infine li adattiamo, provando e riprovando le battute sull’originale, finché non si “trova la quadra”. Il tempo a disposizione è sempre poco, mai sufficiente per fare tutte le “bellurie”, come diciamo noi in gergo. E come tutti vorremmo fare! Sì, perché per noi il testo definitivo, quello che poi consegniamo al cliente, è un po’ come il nostro bambino: non finiremmo mai di accudirlo, coccolarlo, abbellirlo, dargli tutto il necessario e anche il superfluo.

Quando racconto ciò che faccio, a volte mi verrebbe da dire che mi occupo di import-export dei prodotti per il cinema e la TV. Perché in fondo è anche un po’ quello. Certo, quei prodotti sono particolari, vanno maneggiati con cura e vanno resi fruibili a una clientela di cui anche noi facciamo parte e di cui, di conseguenza, conosciamo bene le esigenze; dunque noi siamo attori e pubblico al tempo stesso.

L’ultimo nato tra i format televisivi è il reality show, la cui elaborazione spesso richiede una maestria e una capacità di interpretazione nettamente superiori a quella dei film e telefilm. Infatti, se in questi ultimi la struttura del dialogo è frutto di progettazione e di solito ben definita, non così è quella del reality: qui i personaggi si esprimono in totale spontaneità; il dialogo è quindi costellato di sporcature, esitazioni, ripetizioni e tutte le imperfezioni del linguaggio della gente comune. Occorre quindi capire a fondo il significato e l’intenzione della battuta, senza tuttavia perdere di vista l’insieme, cioè la vicenda intera. Occorre poi una rielaborazione accurata, una “rimasticazione”, per trasmettere un messaggio chiaro e immediato. Il pubblico a casa non ha tempo di concentrarsi su interpretazioni complicate, deve cogliere subito il significato. Del resto, se un testo non funziona, si capisce già in sala di doppiaggio: gli attori sono i primi giudici del nostro lavoro; sono gli stessi che spesso rimaneggiano i nostri scritti, perché colgono aspetti che noi, talvolta “storditi” dall’ingombrante presenza della lingua originale nella nostra testa, non cogliamo.

Ogni volta che descrivo la mia professione, amici e conoscenti mi ascoltano con una sorta di stupore misto a curiosità: “Non sapevo che esistesse un lavoro simile”. È vero, si tratta di un’attività di nicchia, che però quasi sempre è frutto di una scelta ben precisa: alla base ci sono la passione per le lingue e le culture straniere, l’amore per la scrittura e la soddisfazione, spesso vera esaltazione, nel sentire le proprie parole recitate sul grande o piccolo schermo. Ecco, sono le parole che vanno sotto i riflettori e le luci della ribalta, non noi. Noi stiamo dietro le quinte, nell’ombra. Resta sempre accesa dentro di noi però una luce che è la passione smisurata per il nostro lavoro.