Oreste Lionello

Oreste Lionello doppiatore di Woody Allen

IL DIALOGHISTA

Quando tento di spiegare a qualcuno che lavoro faccio la reazione è sempre la stessa: “Ah ho capito:traduci i film!”. In effetti è la verità ma il lavoro dell’adattatore dialoghista va, per forza di cose, ben oltre a quello della traduzione così come viene comunemente intesa.

Si tratta di una minuziosa riscrittura dei dialoghi di un film nella quale si deve tenere conto non solo del sincronismo ritmico e labiale, ostacolo che, già di per sé, condiziona le soluzioni creative del dialoghista , ma di un’infinita quantità di elementi. Ogni battuta deve essere restituita allo spettatore con chiarezza e immediatezza mantenendo , ovviamente, il senso originale ma anche il tipo di linguaggio del personaggio che la pronuncia, linguaggio che, a sua volta, deve essere adeguato al contesto storico, culturale, sociale, ambientale del film e alle scelte stilistiche del suo regista e del suo sceneggiatore.

Mary Pellegatta, dialoghista AIDAC Associazione italiana adattatori dialogisti cinetelevisivi

IL DIRETTORE DI DOPPIAGGIO

Chi è il direttore di doppiaggio? Si potrebbe rispondere: è l’ultimo anello di una lunga catena che parte dalla progettazione, passa attraverso la realizzazione e finisce con l’edizione di un’opera cinematografica: oppure che è una specie di “regista del suono”.

Io preferisco affermare che è “un traditore” che si sforza il più possibile di essere onesto. Mi spiego: per me il doppiaggio è comunque un “tradimento” come del resto tutte le traduzioni delle opere letterarie.

Si può mai restituire lo spirito originario di un’opera in una lingua che non è quella originaria?

Si tratta di “tradire” nel modo più onesto possibile, senza nulla togliere alla fantasia e alla creatività. Non è facile. L’atteggiamento con cui mi avvicino a un film quando devo visionarlo in lingua originale per realizzarne il doppiaggio, è quello di un grandissimo rispetto per il significato, lo stile, il linguaggio ed un’estrema attenzione del percorso compiuto dal regista, dagli interpreti e da tutti i realizzatori dell’opera per cercare di seguirlo pienamente. Cerco di metter ermi al servizio di chi halavorato su un’opera tanto a lungo per restituirne nella nostra lingua le emozioni del cuore e del pensiero.

Ludovica Modugno, direttore di doppiaggio

 

TORINO DALLA RADIO AL DOPPIAGGIO

Dal 1970 si “doppia” anche a Torino. In confronto con la Capitale del doppiaggio siamo certamente dei neofiti. Come è potuto avvenire che questa specializzazione del mestiere dell’attore sia diventata, sebbene in minima parte anche Subalpina? E’ semplice.

A Torino esisteva, fin dagli albori della radiofonia italiana, una Compagnia di Prosa Rai, di Radio Torino appunto, con attori assunti a tempo determinato, incaricata di realizzare vere e proprie stagioni di prosa (con commedie, radiodrammi, programmi per i ragazzi, riviste, operette, ecc).

E questa realtà lavorativa, iniziata negli anni quaranta, era proseguita fino agli inizi degli anni settanta: proprio nello stesso periodo in cui la radio cedeva produttività alla sempre più emergente tv.In quegli anni l’avvento della televisione privata e dei primi circuiti televisivi incrementò la richiesta di importazione di programmi televisivi da “editare” in lingua italiana.

Quello sparuto ma efficiente manipolo di attori della Compagnia di Prosa della Rai, allenati alla recitazione e al microfono, si “adattò” all’”adattamento” labiale delle battute recitate su uno schermo dai colleghi stranieri, e, cercando di non fare troppi danni alla nuova arte che andavano a praticare, iniziando da piccole serie di cartoni animati (tele fil, soap operas, telenovelas, sit-com, etc), si perfezionò sempre più, costituendo con l’aiuto di un abile imprenditore e le necessarie figure professionali, quella che adesso è una realtà occupazionale di una certa rilevanza nel settore doppiaggio italiano.

Mario Brusa, doppiatore e direttore di doppiaggio

 

 

UNA DOPPIATRICE

Andreina Pagani

Andreina Pagani

Doppiare è, a mio giudizio, uno dei lavoratori più interessanti e divertenti che si possano fare. In questo senso mi ritengo una persona molto fortunata perché è il mio lavoro da più di vent’anni e le soddisfazioni che ne ho potuto ricavare, a tutti i livelli, non si contano. Si diventa doppiatori attraverso molte strade.

Tantissimi hanno cominciato da bambini perché figli, parenti o amici di doppiatori, altri sono arrivati al doppiaggio in quanto attori professionisti e il doppiaggio è una delle specializzazioni del mestiere dell’attore, ci sono anche casi di semplici appassionati, o malati di doppiaggio che sono mossi da un grandissimo desiderio e da una passione infinita.

La base fondamentale per fare questo lavoro è avere talento nellarecitazione, tutto il resto viene con il tempo e l’esperienza. Nel doppiaggio si deve infatti imparare una tecnica.

Per emergere ci vuole semplicemente quel qualcosa in più che viene dal talento e da un approccio che contenga amore per questo lavoro.

Se si doppia come ripiego, se si hanno frustrazioni, se l’interesse fondamentale sono i soldi temo che possa mancare, nello svolgimento quotidiano di questo lavoro, la partecipazione emotiva necessaria al raggiungimento del massimo della qualità.

Io non ho mai usato nessun espediente particolare per cercare l’aderenza con un’attrice che dovevo doppiare. Mi sono sempre e solo limitata a guardarla il più attentamente possibile e , soprattutto, ad ascoltarla il più attentamente possibile e, soprattutto, ad ascoltarla il più attentamente possibile, per il resto ho seguito quello che le immagini ed i suoi suoni suggerivano al mio cuore.

Non ci sono trucchi, esistono emozioni e se si tratta di emozioni vere, che vengono dal profondo, sicuramente queste emozioni riescono ad arrivare al pubblico che ascolta.

E l’attore o l’attrice cui non prestiamo la voce non vedrà tradito, se non nei limiti inevitabili, da un lavoro di trasposizione in un’altra lingua, quello che ha dato in prima persona quando ha recitato con il corpo e la sua voce.

Cristina Boraschi, doppiatrice e direttore di doppiaggio.

UN DOPPIATORE

Studio Doppiaggio Videodelta - Cinecittà

Studio Doppiaggio Videodelta – Cinecittà

Una voce di cera, è quella dell’attore doppiatore. A lui il compito di recitare, di vestire i panni di un altro, di prestare i suoi strumenti vocali.

E’ un gioco fatto di scambi dai risvolti affascinanti. La voce si adatta al volto del personaggio, lo modella in modo nuovo , come una cera, e al tempo stesso la figura sullo schermo dà corpo a una voce che gli è estranea.

Sono mute sovrapposizioni che ora determinano la fama dell’attore sullo schermo, lo rendono familiare a un pubblico che gli è straniero, ora valorizzano lo stesso attore doppiatore, che in virtù dalla prova attorale acquista popolarità.

Naturalmente alcuni attori si limitano a “mimare” la voce, a cogliere questo mestiere come una prova professionale dimezzata, di ripiego (i doppiaggi di certe soap opera ne sono un esempio lampante), altri reinterpretano l’attore sul grande schermo, aggiungono lievi intonazioni personalizzando in modo sottile un lavoro che di per sé tende a cancellare la preparazione artistica.

Costoro non si curano solo del labiale, ma delle emozioni che ogni interpretazione, anche la più nascosta sa sempre offrire.

Pino Colizzi, attore e doppiatore

I TECNICI DEL DOPPIAGGIO

Il lavoro di sonorizzazione del doppiaggio è svolto da tre tecnici: il fonico del doppiaggio, il sincronizzatore e il fonico del mixage. Il fonico del doppiaggio è il tecnico che materialmente registra le voci dei doppiatori nella sala di doppiaggio, è suo compito controllare che l’emissione della voce corrisponda ai parametri definiti da normative tecniche e far convivere le esigenze tecniche a quelle artistiche.

Il sincronizzatore è il tecnico che fa combaciare (sincronizza) il suono registrato in sala doppiaggio ai movimenti labiali del filmato da sonorizzare. Il fonico del mixage è colui che, in sala mixage, provvede a rettificare i livelli di incisione, le tonalità, l’equalizzazione (i parametri delle basse-medie-alte frequenze) ad aggiungere, dove ritiene opportuno, echi, riverberazioni ambientali o dove richiesto effetti sulla voce come distorsioni tipo robot, effetti telefonici, effetti tv, radio, etc; nonché, cosa più importante, ad amalgamare (mixare) la voce al resto della colonna sonora definitiva(musica ed effetti sonori).

Claudio Chiossi, fonico di mixer

LE SOCIETA’ DI DOPPIAGGIO

Il mercato del doppiaggio è radicalmente cambiato e continua a cambiare, l’indirizzo della committenza è sempre più quello di affidare il lavoro a strutture organizzate, la richiesta di prodotti qualitativamente di alto livello e in tempi sempre più ristretti è costante, la corretta applicazione degli accordi vigenti e il rispetto degli adempimenti di legge impongono alle imprese di avere organizzazioni sempre più capillari, il tutto, purtroppo, condizionato da una politica di contenimento dei costi applicata a tutti i livelli.

E’ qui che nasce la contraddizione, perché per rispettare le richieste e gli adempimenti suddetti, è necessario ricorrere a continui investimenti, sia in tecnologia, sia sulla forza lavoro. Il problema forse, scaturisce dalla presenza di una offerta troppo alta a fronte di una richiesta sicuramente ridotta rispetto al passato.

Le aziende che operano nel settore della post-produzione audio e video (perché ormai così si chiama il nostro settore) sono ancora troppo numerose e con sostanziali differenze strutturali ed organizzative.

Sono molte le aziende che hanno una configurazione artigianale, se non in alcuni casi da bottegai.

La sinergia tra parte artistica e tecnica ormai è una costante richiesta della committenza, sempre più rivolta ad affidare il lavoro solo a quelle strutture che possano dare garanzie sia di qualità e di affidabilità economico-organizzativo e capaci di svolgere il processo produttivo interamente al proprio interno.

Altro aspetto importante, sono i rapporti con le organizzazioni sindacali, anch’esse, sono ormai convinte che i loro interlocutori debbano essere solamente aziende, che abbiano i requisiti necessari per fregiarsi di tale titolo, in quanto garanti del rispetto delle regole che sono stabilite nelle sedi istituzionali.

Maurizio Ancidoni, amministratore delegato Sefit-Cdc

 

Benita Martini

Benita Martini

GLI STUDIOSI DEL DOPPIAGGIO

Da alcuni anni, presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori del Università di B ologna, sede di Forlì, si è costituito un gruppo di ricerca coordinato da Rosa Maria Bollettieri Bosinelli sulla traduzione multimediale che studia, con gli strumenti della linguistica, della pragmatica, dell’analisi conversazionale, e della traduttologia, fenomeni di trasposizione di film e programmi televisivi della lingua d’origine(inglese, francese, spagnolo, tedesco e russo) in Italiano.

I risultati di questa ricerca sono documentati nei volumi pubblicati nella collana cinema e traduzione, edita dalla CLUEB di Bologna, in cui sono disponibili già diversi titoli.
Il gruppo di ricerca fa ora capo al Dipartimento di Studi Interdisciplinari su traduzione, lingue e culture (SITLeC, Forlì) di recente istituzione.

Nel 1997 è stato attivato un corso di perfezionamento post laurea sulla traduzione multimediale per il cinema e la televisione.
Il corpo docente è formato da professori universitari, studiosi di cinema e professionisti del doppiaggio e del sottotitolaggio.

Le aree di studio riguardano la teoria della traduzione, il linguaggio del cinema,l’analisi del dialogo, e il doppiaggio, sottotitolaggio e voice over.
Il corso, ora allasua quarta edizione, si articola in centocinquanta ore e prevede un breve stage presso un centro di doppiaggio. Tale iniziativa vuole fornire l’occasione di una riflessione approfondita sui processi di trasposizione di prodotti multimediali da una cultura ad un’altra, nella consapevolezza che la componente della traduzione dei copioni è solo un tassello di un’ operazione articolata che richiede un ampio numero di competenze e di professionalità diverse, competenze e professionalità che certamente non si acquisiscono solo frequentando un corso di studio universitario.

Siamo tuttavia convinti che l’università, soprattutto a livello post-laurea, possa contribuire ad allargare il campo della ricerca, fornendo una metodologia di indagine e ponendo le basi su cui si possa poi costruire una specializzazione professionale fondata sulla consapevolezza dei problemi e l’esigenza di porre un freno all’improvvisazione di cui tanti prodotti multimediali importanti e sommariamente “tradotti“ risentono.

Rosa Maria Bollettieri Bosinelli, direttrice SITLeC, Università di Bologna

Prima Fila

da Primafila n. 82 marzo 2002
Monografia a cura di Tiziana Voarino
La voce nell’ombra